Storie dall'Hangar

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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Dust » 24 ago 2015, 15:21

ma Samantha corrisponde a qualcuno del clan? Stefano ad esempio? :troll:
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 24 ago 2015, 15:35

:lol:
In realtà no!
Alcuni personaggi sono volutamente pescati da film, tv, etc.....
Samantha è il Ving Rhames di "vi dichiaro marito e marito"
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 3 set 2015, 12:23

Involtini e rumori di fondo

L’ispettore aveva da poco lasciato l’hangar. Il senso di soddisfazione per la rapida conclusione del pasticcio mi solleticava. A quel punto un brusio si insinuò nella mia mente vuota.
La voce di Mav era impastata ma ancora comprensibile “..capisci? La m50 è davvero carina, ne convengo.. ma la scia chimica che si lascia dietro mi perplime….”
“Ét m'è fât gnîr du pē! Stâm só d'adôs!”
Lui era l’ingegnere, inventore, tuttofare, esperto di griglia. Di solito lo si chiamava TestaQuadra, a causa dei frequenti spigoli che contraddistinguevano il suo cranio. Era sempre pacato, disponibile, calmo, riflessivo e cordiale. Tranne quando qualcuno gli fregava le zigarette. O quando qualcun altro diceva che l’abuso di alcolici è deprecabile. O quando qualcuno dubitava delle sue capacità (culinarie, ingegneristiche, altro). O come quella volta in cui uno studioso di antiche culture del pianeta Terra gli aveva chiesto se avesse origini parmigiane. O quando qualcuno (e questo era il caso) continuava a parlargli di qualcosa che lui stava deliberatamente non ascoltando. Allora di punto in bianco sbottava a cominciava a parlare in una lingua che nessuno capiva, ma che trasmetteva infallibilmente lo stato dell’incollerito.
Magro e perennemente chino in avanti, come chi cerca l’autoerotismo con automatica convinzione. Occhi spiritati e basette spesse come una siepe. Veniva verso di me scuotendo la testa, mentre il Mav, che finalmente intuiva il pericolo, si allontanava alla chetichella. “Dégh mó ch' a 'gh dâga un tâj! Ho del lavoro da fare, io”. “Su cosa stai lavorando, di preciso?” chiesi con sincero interesse. TestaQuadra era un maledetto genio. Una volta, utilizzando solo i pezzi di un frullatore e della macchina succhiatrice svedese a presa rapida del Tullo, aveva ricavato un motore quantistico di indicibile potenza.
“Ti ricordi di quel problemino che mi avevi sottoposto alla nostra ultima gita su Osiris, quando abbiamo riscontrato quell’anomalia spazio temporale che ci impediva di proseguire in sicurezza e poi si è scoperto che si trattava solo delle flatulenze di Shakiro che aveva mangiato gli involtini quattro stagioni di DioDellaMorte? Ho risolto. Ho insegnato al computer di bordo tutte le frequenze delle sintassi intestinali dell’equipaggio. Campionare tutto il materiale è stato impegnativo e sgradevole, ma andava fatto. Tullo ha cooperato con entusiastico slancio. Ho anche provato ad insegnare a DioDellaMorte a cucinare, ma la mia scienza ha un limite, quindi ho istruito i robot di riparazione della Elianto ad intervenire sul soggetto qualora si avvicinasse di nuovo alla zona cucina. Ho ancora qualche dubbio sull’uso della forza bruta, ma penso che qualche chiodo sulle balle sia da considerarsi un male minore. Bon. Adesso mi sa che mi andrò a bere qualcosa: A gh'ó 'na sèi ch'a brûş”. Tutto questo detto senza mai prendere fiato, senza inserire pause e con la mimica facciale ridotta al minimo. Mi toglieva sempre il respiro.
Ok. Allora non dovevo più preoccuparmi di quel microfono che avevo visto spuntare dal water. Non erano i funghi allucinogeni che avevo messo nel tramezzino. Quanto a Mav, avevo poco da fare. La sua passione per effettuare atterraggi su campi di grano producendo artistici cerchi non mi aveva mai turbato. E non gli si poteva rimproverare nemmeno la sua passione per i rapimenti di alieni inconsapevoli o il suo trastullarsi con l’impianto di ogni sorta di ammennicolo nei soggetti pocanzi rapiti. Ognuna ha i suoi piccoli vizi. Al TestaQuadra sarebbe bastata una mezza bottiglia di Lambrusco per dimenticare la mattinata. Tuttavia mi venne naturale chiedermi… Cosa aveva spinto Shakiro, quella volta, a mangiare gli involtini di DioDellaMorte?

Nota: mi scuso per eventuali errori nel trascrivere la strana parlata di TestaQuadra. Se provo ad usare il trascrittore, questi emetto un sinistro suono di carillon, si gonfia come un cotechino e scappa nella notte invocando l’arrivo di Nyarlathotep, il caos strisciante. Quindi devo arrangiarmi alla meglio, tentando di tradurre in parole quel suono indecifrabile.
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 5 ott 2015, 13:22

Una notte come tante….


Nel buio silenzioso dell’Hangar, tutto era quiete, o quasi. Anni di convivenza avevano sviluppato una sorta di spontanea sinfonia sincronica, dei rumori (talvolta accidentali, talvolta non) che l’equipaggio sapeva produrre. Le adenoidi di DioDellaMorte sembravano reclamare un posto da solista, mentre gli accordi flatulenti di Tullo producevano un tappeto a tratti confortevole.
I nuovi arrivati si stavano inserendo bene nell’armonia di gruppo. Qualche stonatura, ogni tanto un’incertezza, ma nel complesso avevano già preso il loro posto nella coralità Banshee.
Stavo ad ascoltare, rapito, il notturno concerto quando mi accorsi di un saettante movimento nell’ombra.
Rapida come un ninja con la gotta, una figura cercava l’anonimato tra le tenebre. Per sua sfortuna la chioma platinata lo rivelava come un faro nella notte. Mr. Moba, conosciuto anche come Veleno o Ascella Pezzata per via di certe mefitiche esalazioni sudorali. Si dirigeva verso la cucina. Anche questo faceva parte dei rituali notturni. Fame chimica.
Un buon ragazzo, Mr. Moba, ma si faceva prendere un po’ la mano dagli aiuti alchemici somministrati da Doc Polverina.
Poteva un tachicardico ragazzo magro ed iperattivo mangiare in 15 minuti una quantità di cibo equivalente al 30% del suo peso corporeo senza, nel contempo, acquisire un solo grammo? La risposta era piuttosto semplice: si. Non era altrettanto semplice la risposta alla successiva domanda che spontaneamente ci si poneva: come?
Duecentomila anni fa i nostri progenitori hanno scoperto che potevano stare in piedi ed usare le zampe anteriori per fare cose molto interessanti. Qualche centinaio di anni fa abbiamo scoperto che effettivamente non siamo soli nell’universo e che alcuni dei nostri vicini hanno un pessimo carattere. Qualche giorno fa abbiamo scoperto che esiste una misteriosa correlazione tra gli immotivati e volubili entusiasmi di Tullo e la massiccia assunzione di etere.
Quanto al mistero delle capacità digestive di Mr. Moba, dovremo rimandare, mi sa.
Shakiro crede possa trattarsi di una tenia quantistica: una rarissimo parassita che si annida nell’intestino. Questo simpatico lombrico mangia il cibo ingerito dall’ospitante e lo spedisce, tramite un micro-wormhole, all’altro capo della galassia. In tal caso, da qualche parte, potremmo trovare le discutibili tartine al triplo formaggio e baccalà che abbondano nel nostro frigo. Questo potrebbe porre delle inaspettate ragioni per la crescente ostilità di una razza aliena che si trova all’altro capo della galassia. Ma questa è solo una teoria.
TestaQuadra dice che potrebbe trattarsi di un’insolita mutazione dell’apparato digerente del soggetto…. che si sarebbe tramutato in un qualche acceleratore di particelle. Afferma che si potrebbe impiegare per migliorare le performance quantiche della Carrack… e qui ha tirato fuori dei disegni di un’enorme ruota per criceti, tra le occhiate scettiche dei più… allora si è allontanato imprecando su qualcosa legato ai “geni incompresi” e al fatto che “se poi fate che mi prendete le chiavi idrauliche e non le rimettete a posto, non vi lamentate se vi sodomizzo con il sabbione”.
Namasté, l’uomo che non deve chiedere mai, propone di usare la simpatica anomalia come discarica per le scorie.
Mentre mi crogiolavo in queste riflessioni, la furtiva ombra faceva ritorno al suo posto branda e, dopo poco, si univa con solerzia all’orchestra Banshee.
Quanto a me, un’altra notte come tante.. a guardare soffitti e chiedermi se uscirò da questo hangar a rimirar le stelle….
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Naaman Keel » 5 ott 2015, 13:35

Talentuoso il Balax!
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Maverick87Shaka » 5 ott 2015, 13:37

La cosa fantastica delle sue storie, è che il concerto notturno dei Banshee che narra esiste davvero e al raduno ne abbiamo avuto un piccolo esempio!
Le sue storie sono il perfetto connubio tra finzione e realtà :D :D :D :D :D :D :D
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Dust » 5 ott 2015, 17:50

Namastè :lol: :lol: :lol:
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 21 ott 2015, 16:56

VIP per una sera

“Portami un panino con tutto quello che riesci a metterci dentro… e poi fanne un altro in cui esageri ma non ci mettere il cren che poi mi viene l’acidità….. poi mi porti due litri di birra triplo malto tagliata col Cynar” disse Mr. Moba fissando il menù del KrakaBraka.
Il robot cameriere non fece un piega e se andò a consegnare la comanda.
Eravamo usciti tutti insieme per farci un goccio e rilassarci. Il periodo di stanca ci stava martellando l’umore e si rendeva necessario un po’ di svago.
Il KrakaBraka lo aveva proposto Tullo perché doveva star leggero e perché DioDellaMorte aveva detto di apprezzare le geometrie di una certa cameriera.
Proprio tal cameriera si presentò al nostro tavolo per farci avere le nostre libagioni. Per trasportare il tutto stava usando un muletto da magazzino e nello scendere mostrò agli astanti una spropositata porzione di coscia. Subito DioDellaMorte perse mezzo litro di sangue dal naso e svenne piantando la faccia sul tavolo. Preoccupata, la cameriera si fece avanti e gli posò sulla spalla un paio di chili di ghiandola mammaria, rianimandolo all’istante.
Nel mentre Mr. Moba stava attaccando i suoi panini direttamente dal pallet su cui erano parcheggiati.
La scena attirava la morbosa attenzione di più di un astante, fino a che un rubicondo camionista incrociò il mio sguardo. E si bloccò. Un’espressione intelligente e profonda mancò di apparire sul volto di quello che a me sembrava un enorme polpettone con gli occhiali.
Il polpettorrido alzò una manona grossa come un prosciutto, da cui si estese un indice come un salame che puntava nella mia direzione. Poi, lentamente come se gli avessero incollato le chiappe alla panca dove stava ormeggiato, il cetaceo si alzò e disse, con la bocca mezza piena: “ma quella è una celebrità!”.
Subito DocPolverina, che ci vedeva sempre molto più lontano di tutti noi, si alzò e mi mise una mano sulla spalla. “Ehhhh…. Non si può nascondere ad un occhio e ad una mente svelta”.
Il pachidermico fece una faccia tronfia e, se possibile, si gonfiò ancora di più, incassando più di qualche occhiata di ammirazione.
“Questi è il famoso Saverio Mordiscroto,” proseguì Doc “medico e conduttore della trasmissione ‘Se si è staccato, non serviva’… la trasmissione di divulgazione medico/scientifica che tutti noi amiamo”.
Nel boato che ne seguì DocPolverina si chinò verso di me e tra i denti mi disse “Reggi il gioco, babbione… questa serata sta per trasformarsi in leggenda”.
Anche Tortellino TestaQuadra colse subito la palla al balzo e improvvisò una bancarella dove vendere gadget e tovagliolini di carta firmati.
Shakiro e Tullo si finsero addetti alle riprese e girovagarono per il locale per controllare le luci, trangugiando qualsiasi bicchiere incustodito.
DioDellaMorte fu visto sparire verso il magazzino sul retro, a braccetto con la cameriera che lo guardava rapita, mentre le raccontava che lui era il manager, che mi aveva creato lui, che stava cercando un nuovo volto, che poi lo sapeva che aveva proprio degli occhi interessanti…..
Io, nel frattempo, ero circondato dalla folla. Chi chiedeva un autografo, chi un abbraccio, chi una benedizione urbi et orbi…. Una vecchierella mi chiese se potevo praticarle una colonscopia d’urgenza, lì sul posto, che lei c’aveva certi dolorini…..
Nel complesso non fu una serata negativa… si bevve a sbafo più di quanto il fegato sapesse dire “basta”… si guadagnò qualche credito di straforo…. DioDellaMorte tornò da noi con un sorriso che ancora un paio di centimetri e gli si scoperchiava la testa…. Io ci guadagnai un po’ di mal di testa, qualche palpata aggratis ed una coppia di calcoli renali, rimossi da uno che avevo operato sul bancone del bar.
Il giorno dopo guardai in tivvù la trasmissione di quel tal Saverio Mordiscroto: secondo me non ci assomiglio, ma Daphiel-san dice che non è importante… l’importante è che mi sento dottore dentro.
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Dust » 21 ott 2015, 17:21

lol déjà vu
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 6 nov 2015, 10:57

Destinazioni

“Vieni un po’ a vedere questo, Balax” fece Namasté dalla stanza a fianco.
“L’ultima volta che hai detto così non è andata affatto bene” replicai. “Ho ancora gli incubi di te che giri per l’hangar con indosso solamente…..” non riuscii a finire la frase: ogni volta che il terribile ricordo tornava ad tormentarmi, mi venivano i sudori freddi, iniziavo a balbettare ed un tremolio spastico si prendeva cura della palpebra inferiore del mio occhio sinistro. Bere alcolici non serviva a nulla. Bere molti alcolici poteva aiutare. Ma l’efficacia del trattamento non era ancora comprovata. Senza dubbio, più tardi, avrei dovuto riprendere le sperimentazioni. Nel frattempo ciabattai di malavoglia verso l’entusiasta navigatore.
Tenni gli occhi socchiusi per vedere tutto sfocato e darmi delle possibilità di evitare impatti visivi nocivi. “Cos’è che dovrei vedere, esattamente?”.
“Oh, non temere, nulla di rinfacciabile, stavolta…. E apri quegli occhi! Quando il saggio ti indica la Luna, solo lo stolto osserva il dito”
“E’ perché so cosa ci fai con quel dito, che lo tengo sotto stretta sorveglianza” risposi, acido.
Namasté riabbasso lesto il braccio sintetico, facendo l’aria offesa e piantandomi in faccia i suoi enormi occhi rossi. Un paio d’anni prima, in un periodo di triplicati sforzi nella ricerca del furioso piacere personale, avevo perso la vista e si era fatto rimpiazzare gli occhi con il modello Calamaro Albino (qualcuno lo chiamava ancora scherzosamente Ammiraglio Ackbar): grandi come piattini da tè e privi di palpebre; gli conferivano una vista periferica di 320° (di fatto aveva un angolo cieco, ma io credo che l’abbia mantenuto appositamente, per provare ancora l’emozione dell’’effetto sorpresa’) ed una visione in qualsiasi condizione ambientale. Aveva inoltre tutta una serie di gadget annessi, compreso l’abbonamento ad un canale di notizie sportive che poteva vedere direttamente sul proiettore corneale.
Non si trattava degli unici tratti sintetici che aveva acquisito. Namasté era un entusiasta sostenitore della tecnologia, anche a scapito dei pezzi originali fornitici da madre natura. E, visto che le sostituzioni cibernetiche erano a pagamento quando effettuate su richiesta, si prodigava di incappare in ‘casuali’ incidenti che pregiudicassero la funzionalità di qualche arto o organo.
E così le sue gambe a triplo snodo in titanio ci rimandavano a quella volta che aveva cercato di saltare da una vettura in corsa per valutare l’abrasione dell’asfalto. In quell’occasione ci aveva guadagnato anche un gluteo in porcellana ed un ano a molla.
Poco tempo fa si è messo a fumare anche 5 o 6 sigarette contemporaneamente, a ciclo continuo, solo per farsi sostituire i polmoni con un modello opalescente che gli piaceva un sacco.
“Ad ogni modo” proseguì con tono di risentimento, “penso di aver trovato qualcosa di interessante. Sembra che siano trapelate le coordinate di salto per il sistema Tamsa. Essendo un sistema scoperto di recente, l’UEE aveva mantenuto il riserbo, soprattutto per il fatto che al centro del sistema c’è un buco nero di interessante caratura. Tutt’ora le coordinate sono segrete, ma le mie fonti mi hanno passato l’informazione”.
Sogghignai, bramoso di mettermi in viaggio “Le tue fonti, sarebbero quel cassonetto dell’ufficio del governatore che sbava per la tua ‘protesi’?” Non attesi una risposta e mi girai svelto verso lo spazio condiviso dell’Hangar “Signori, abbiamo una destinazione. I permessi di uscita sono revocati, fate i bagagli, date l’acqua alle piante, chiudete il gas. Partiamo entro stasera. Il puttantour, stavolta, lo facciamo al ritorno”.
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