Storie dall'Hangar

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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda daphiel » 18 lug 2016, 14:59

dajjjeeeee Bal!
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Dust » 19 lug 2016, 19:04

Lo posso stickare come "Importante" o "Annuncio Globale" ?
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 2 ago 2016, 12:09

Prima di entrare nell’Hangar, rallentai il passo e mi diedi uno sguardo intorno. La grande piazza era un posto piacevole dove sostare: ai suoi lati c’erano edifici di grandi dimensioni, ma non invasivi; il prato verde all’inglese era un soffice tappeto dove coppiette (o single con molta fantasia) si potevano sdraiare per farsi amare; una decina di piccioni becchettavano con perizia le briciole di pane, elargite da una tenera vecchierella seduta su una della panchine poste ai margini del prato; alberi e cespugli erano dimora di un paio di cicale. Un cielo azzurro e struggente si rifletteva sul laghetto posto al centro del giardino. All’interno del laghetto, una carpa koi di 130 chili faceva finta di nuotare… in realtà sapevo benissimo che toccava il fondo con la panza. Si chiamava Gurlunda ed era l’unica cosa reale del simpatico quadretto: il cielo era colorato artificialmente tramite le scie chimiche lasciate dalle astronavi lanciate in orbita; gli alberi, i cespugli e l’erba… sintetici e le cicale erano prodotte da 2 altoparlanti incastonati nel tronco di una simil-quercia; i piccioni erano meccanici, la vecchina in cartongesso e le briciole disegnate sulla strada.

A ben guardare, poi, gli edifici erano decisamente invasivi.

“Come ti senti, oggi, Gurlunda?” dissi tutto sorridente al pescione. “Non c’è male, Balax…. Forse oggi pomeriggio mi cambiano l’acqua… tutte quelle proteste che ho inoltrato all’amministrazione portuale stanno dando qualche risultato: sono una delle ultime 15 carpe koi ancora esistenti in questo stronzo pianeta… mi nutrono ad antibiotici, steroidi e solodiosacosa… sanno che soffro di colite e mi cambiano l’acqua una sola volta alla settimana? Allora sono proprio degli stronzi insensibili…” La guardai con un po’ di pietà. So che non gradiva la mia pietà, ma era difficile vedere una così bella carpa costretta a stare in quello schifo; è triste non poter scegliere nemmeno in quale merda nuotare. Per questo mi ero impegnato a perorare la sua causa rompendo le balle all’amministrazione per farle cambiare l’acqua con maggior frequenza. “Senti, Balax. Visto che sei in giro, lo faresti un saltino da Nando per prendermi un mangime allucinogeno? Ti pago anche il disturbo” Ammiccai indirizzandole un sorriso serafico “e la carta di credito in quale tasca la tieni, pesciolina mia?” Gurlunda sbottò in un ribollire di improperi, fischi e peti, corrucciando il corrucciabile “Idiota d’un primate! C’ho il chip, io! Ti permetti le battutine sul fatto che non ho braccia e me ne sto qui tutta ignuda, eh? Anche il T-Rex c’ha qualche difetto fisico, ma a lui non dici che c’ha i braccini tisici, vero?” alzai le mani, mostrando i palmi e sorridendo “ehi, Gurly, stavo solo scherzando, dai… ti prendo anche un MacMouse al baracchino di OntoPaninoPoldo per farmi perdonare, ok?” Gurlunda grugnì, visibilmente rabbonita, facendo scattare il chip. L’accredito mi venne immediatamente notificato da una sorda vibrazione delle mutande.

L’introduzione del sistema di notifica-transazioni a mutanda vibrante aveva dato un’impennata alle operazioni bancarie; su quell’onda era nato un bizzarro fenomeno di sesso-bancario: una coppia stabiliva una cifra da dedicare al conto-coito e poi si rimbalzavano transazioni, vibrandosi reciprocamente le mutande.. la somma veniva di volta in volta decurtata delle commissioni ed il rapporto si concludeva con qualche gemito, quando i crediti terminavano… la gente andava ai bancomat, invece di andare nei localini di lapdance….. giusto ieri ho visto un massaia, in macelleria, che bisbigliava al telefono al marito ‘fammi un bonifico, che sono tutta un fuoco’.

Passato da Nando a prendere il mangime all’anfetamina, mi diressi a prendere il MacMouse. Recentemente la tendenza generale era un ritorno alla carne, agli zuccheri, ai grassi, a tutto quello che un tempo si riteneva facesse male. Si notava invece una recessione del millenario fenomeno vegan e glutenfree. Recenti studi dimostravano che queste diete erano da evitarsi, perché i cibi vegan avevano un cattivo sapore, puzzavano e probabilmente erano pure brutti e comunisti. Il popolo intero, convinto ed entusiasta, divorò una media di quattordici MacCrispyRaton a testa, nei 20 minuti successivi l’uscita dello studio. Il sindaco di Stanton si mise in mutande, si cosparse di burro e si tuffò in una piscina di sugna dicendo che non si era mai sentito meglio. I medici dichiararono che il colpo apoplettico che se lo portò via 10 minuti dopo, fu causato da eccessiva felicità e che i valori del colesterolo entro dodici milioni, sono da considerarsi a norma.

Portai il sacchetto delle libagioni a Gurlunda che fece le fusa e mi guardò con conturbanti occhi da pesce. Mi diressi quindi verso l’hangar, lieto di aver reso lieto un pesce e pensieroso su come potesse tale pesce fare le fusa.

Ero quasi arrivato all’ingresso dell’Hangar quando colsi le entusiastiche urla di Jack O’Minion. Ancora non lo sapevo, ma la fortuna aveva appena bussato alla mia porta. Più avanti avrei scoperto anche che aveva sbagliato numero.
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 6 set 2016, 15:09

La porta automatica si aprì placidamente, rivelando la confortevole penombra dell’Hangar.

Ogni volta che varcavo quella soglia dovevo ricordare a me stesso che non si trattava di un parco-giochi per bambini iperattivi affetti clamorose turbe preadolescenziali… quelli erano i miei compagni di lavoro.

All’inizio, in una serata molto alcolica e molto festosa, era stata fondata una cooperativa chiamata “Banshee”.

I padri fondatori erano delle personalità eclettiche, grottesche e decisamente molto glamour. A questo punto della storia, alcuni di loro si erano ritirati, altri stavano nell’ombra, manovrando come degli accorti burattinai… altri erano ancora operativi e, tra le altre cose, contribuivano con entusiasmo all’incremento della popolazione affetta da cirrosi epatica.

Con il passare del tempo, questa amena comunità di squinternati attirò un certo numero di individui le cui caratteristiche ben si inserivano nel cacofonico mosaico Banshee: onanisti, nullafacenti affetti da diversi disturbi della personalità, delinquenti, cialtroni, burloni, subdoli complottisti, abili seduttori, palestrati, evocatori di minchiate e via dicendo… inutile evidenziare il fatto che mi trovai subito bene in questa strana comunità.

Ognuno di loro aveva una qualche incredibile capacità che lo rendeva unico e necessario nell’economia della cooperativa. Per fare un esempio, Tullo viene spesso visto gironzolare in ciabatte, con indosso solo il suo accappatoio di ciniglia fuxia, rigorosamente aperto per ostentare l’organo riproduttore, la sigaretta in bocca e gli occhi che sembrano chiedere una pausa di qualche giorno dalle attività di autoerotismo. Lo stesso Tullo, nel contempo, è considerato un genio assoluto della chirurgia e della medicina: una volta ha operato una tracheotomia utilizzando solo una forcina per capelli, due elastici e dello sciroppo d’acero. Il fatto che il paziente non avesse alcuna necessità di tale intervento non intacca minimamente l’incredibile capacità d Tullo.

Questo vi può essere utile per comprendere quale genere di persone avessi il privilegio di incontrare giornalmente.

Uno di questi mi si fece incontro con un enorme sorriso stampato in faccia, agitando un foglio di carta. Jack O’ Minion aveva sempre un sorriso stampato in faccia. Anche quando non c’era assolutamente motivo per sorridere.

Recentemente era diventato padre, nonostante vari gruppi di attivisti stessero facendo pressioni per far approvare la legge che impedisce a Jack O’ Minion di procreare (le leggi ‘ad personam’ sono ancora in vigore). Questo evento aveva ampliato il sorriso facendogli assumere un aspetto inquietante.

Il mio primo istinto, infatti, fu di fare qualche passo indietro, riparandomi il collo con una mano e l’inguine con l’altra. Jack si cristallizzò a meno di due metri da me, l’ombra del turbamento che appannava lievemente la sua aura di magnifica euforia. Poi il momento passò e mi porse la lettera che teneva in mano. Man mano che leggevo, sentivo che anche il mio sorriso si allargava in maniera preoccupante. Il documento era in buona sostanza una revoca della sentenza giudiziaria che ci teneva bloccati a terra, le nostre navi ancorate come inutili titani dimenticati.

Un certo membro della giunta comunale, di cui non posso fare il nome a causa di una diffida che risulta ancora attiva, era stato al centro di una divergenza di opinioni con alcuni di noi e la cosa si era risolta con otto chili di supposte al tritolo e sei mesi di convalescenza al FateBenePorcelli.

Un giudice, amico del nostro antagonista (e sicuramente coprofago… e con la mamma che la dà via come il verderame nei campi…. e che si vende a camionisti sifilitici per prezzi bassissimi e da pure il resto), definì che la nostra cooperativa non era più autorizzata al decollo.

La cosa è molto simile alla castrazione di un toro, alle ali tarpate di un gabbiano, alla sabbia nella vaselina.

Furono necessarie alcune ben somministrate minacce e alcuni mesi di doloroso ozio, ma quello che tenevo in mano era il via-libera a riprendere le nostre attività, pur raccomandando di non avvicinarsi entro un chilometro da una certa personalità politica locale.

Alzai lo sguardo e fissai Jack, felice come non mi sentiva da tempo. In breve furono assegnati i compiti e l’hangar riprese a vibrare del fermento di tanti piccoli Banshee che, come formichine, preparavano il domani.
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Balax » 27 lug 2017, 13:20

Qualcuno bussava sulla mia spalla e chiamava con insistenza. Poi mi faceva una domanda a cui rispondevo in maniera approssimativa, invitandolo a parlarne con Daphiel San o Shakiro o Tortellino.
Ripeti l’evento con frequenza di 2 o 3 volte al minuto.
Eravamo iperattivi, ma nessuno sapeva veramente cosa fare, dove aggirarsi, se era preferibile una doccia o un cabernet. Il fatto che le questioni venissero sottoposte a me è da sé una buona indicazione dello stato di confusione che circolava nell’hangar.
Perciò demandavo alla triade.
Daphiel san, pragmatico e serafico mammasantissima della congrega. Rilassato, foltocrinito e avvezzo al sotterfugio. Un recente infortunio ne pregiudicava la mobilità, ma a lui bastava additare e subito le cose si muovevano. Poi MacCock arrivava a baciargli la mano per poi fuggire in modalità sneaky.
Shakiro, famelico responsabile del reparto tecnico. Equivoco ed amorale frequentatore dei peggio locali. Inquietante consumatore di mentine alla peperonata. Teneva anche i contatti con il responsabile dei controllori di volo, che in seguito sarebbe diventato parte dei Banshee, tal SantoProspero, così chiamato perché estremamente pio e perché dotato di una foltissima e meravigliosa capigliatura che teneva nascosta in un cassetto.
Tortellino, collerico e grintoso coordinatore del gruppo di volo. Dotato di capacità di eloquenza sconosciute ai più. Si diceva si intrattenesse fisicamente con Jack ‘O Minion, il cui ruolo è “dispensatore di buone notizie”, ma la cosa non è mai stata provata.
Questa amena triade era l’organo supremo dei Banshee. Il fegato che analizzava i problemi in entrata. Lo stomaco che digeriva gli eventi. Il polmone che respirava l’etere dell’avventura. Il cuore che inviava gli operativi alle mansioni più opportune. Il cervello che giocava a Solitario. Il fallo che s’incuneava nell’infranaticale dei nostri nemici. La milza che non si sa che cazzo facesse.
In quel contesto io agivo un po’ da filtro… come quello delle sigarette… non impedivo il male, ma lo rendevo lecito. Quando Tullo veniva da me dicendo che la sua cartigenica rinforzata in duralluminio satinato era finita, io sapevo che dovevo mandarlo Daphiel San, il quale, sorridendo, gli avrebbe risposto che avrebbe provveduto all’acquisto e che nel frattempo gli era proibito cagare. Quando Merio lamentava che il suo “titillatore-intrusore-multiruolo” difettava nel suo servizio, sapevo di doverlo indirizzare da Shakiro il quale, dopo aver testato l’attrezzo per 4 o 5 ore, l’avrebbe riparato o sostituito, redarguendolo per l’eccessivo utilizzo e per non averglielo prestato prima. Quando AleVenom chiedeva di avere un ruolo più centrale nelle attività dei Banshee, che lui era un ProFighter, che sapeva centrale il culo di una pulce a 20 metri (una volta diceva di saperla centrare a 50 metri, ma una lunga conversazione con NamanSté gli aveva fatto cambiare dichiarazione, preso per sfinimento), sapevo di doverlo indirizzare da Tortellino, il quale gli sparava una supercazzola di mezz’ora, completamente in apnea, talmente forte che gli partivano le otturazioni e poi lo rispediva a pulire i cessi.
Conoscere gli altri era il mio ruolo, quello in cui eccellevo. Sapere dove direzionare i problemi è un’arte sopraffina. Saperlo fare mentre preparo da mangiare è peculiarità di un semi-dio.
Oggi stavo facendo il mio famoso risotto al tavernello con braciola di ciabatta polesana e carrube alla “pene di segugio”. Grande festa in sala mensa.
Cucinare mi piaceva, mi serviva per distendermi, per nutrirmi, per procurarmi un’occupazione che mi allontanasse dalla mia produzione seriale di cazzate. Il fatto che la ciurma apprezzasse le mie doti mi rendeva felice.
Unica eccezione era Sporkion. Lui non apprezzava. Lui non mangiava. Lui era un sicario automatizzato della mala, riconvertito a guardia giurata, poi a distributore automatico di Pepsi ed infine da noi arruolato. Per lui solo olio esausto e patatine di ghisa. Gran soldato Sporkion. Mai un capello fuori posto (erano disegnati). Gran soldato.
Sporkion stava lì, in mezzo a tutto quel frenetico formicolare di beoni, a fissare le porte dell’hangar, in attesa di che si aprissero. Lui era un operativo. Aveva bisogno di menare le mani e l’inattività lo struggeva. Presto avrebbe fatto lavorare i suoi servomotori alimentati a gas naturale. Si percepiva il ronzio dell’attesa nel suo volto. Lo capivo. Lo capivo molto bene. Tutti noi avevamo bisogno di buttarci nuovamente nella mischia, menare qualche colpo. Non lo si faceva per un vero guadagno: raramente riuscivamo a coprire le spese. Era lo stare insieme. Il divorare il frutto dell’avventura. Incassare qualche colpo e restituirne il doppio… per poi prenderne il quadruplo cadere a terra devastati o schivare e piazzare lo sghignazzante fottidito al cielo.
Per cominciare avremmo iniziato con qualcosina di semplice e di vicino, giusto per riprendere l’adeguato stato di forma… poi …. chissà…..
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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda Scorpion.it » 27 lug 2017, 13:46

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Re: Storie dall'Hangar

Messaggioda daphiel » 28 lug 2017, 9:23

Finalmente sono tornate!!! Pure con l'infortunio! :lol: ma proibire di cagare a sgrullo non ha prezzo :troll:
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